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«Io, vice di Calenda e renziana Rispetto i ministri tecnici ma un governo si regge sui voti»

Corriere della Sera

«Ho grande rispetto per i ministri tecnici, ma sono sufficientemente accorta per non sottovalutare che un governo si regge sul consenso dei cittadini e che non si può prescindere da questo».

Teresa Bellanova è viceministro dello Sviluppo, cioè del ministero guidato dal tecnico Carlo Calenda, che si è distinto per la sua progressiva presa di distanze dall’ex premier Matteo Renzi. Ma Bellanova è anche una renziana di ferro. Secondo lei Calenda ha aspirazioni politiche?

«Bisogna chiederlo a lui. Io so che è un ministro tecnico».

Che però, per esempio, per primo ha stoppato Renzi sul voto anticipato.

«Guardi, dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre anche io pensavo che sarebbe stato opportuno ritornare alle urne, ma nessuno, neanche Renzi, riteneva questo un dogma. Si va avanti perché tutti coloro che si oppongono a Renzi e che prima del 4 dicembre dicevano che avrebbero fatto una riforma della Costituzione diversa e che avrebbero cambiato la legge elettorale non sono in realtà in grado di avanzare alcima proposta in Parlamento».

Si va avanti, ma in un quadro di crescenti tensioni tra governo e Pd.

«Non parlerei di tensioni. I problemi nascono dalla complessità delle questioni cui il governo deve rispondere e che richiedono una fortissima dose di autorevolezza e autonomia. Come governo dobbiamo restare fuori dalle dinamiche congressuali del Pd e lavorare pancia a terra per trovare soluzioni innovative ai problemi».

Gentiloni garantisce tutto ciò?

«Gentiloni era un autorevolissimo esponente del governo Renzi e da premier gode del sostegno del Pd».

Ma non può negare le tensioni tra i ministri tecnici e Renzi. Calenda ha bocciato la politica dei bonus di Renzi.

«Il bonus da 8o euro è stata la più grande operazione di redistribuzione dei redditi fatta da un governo. E considero di grande importanza che GentiIoni l’abbia confermata».

Passiamo a Pier Carlo Padoan. Il ministro dell’Economia è stato costretto da Renzi a rimangiarsi l’aumento delle accise promesso nero su bianco a Bruxelles.

«Non ci sono problemi con Padoan. Il suo intervento all’assemblea del Pd al Lingotto è stato di grande valore e molto apprezzato, a partire da Renzi. Che si determinino modifiche alle decisioni prese fa parte della normali dinamiche tra governo e maggioranza».

È facile però criticare il governo da fuori. Quando era premier Renzi non aveva un segretario pd a fargli da contraltare. Lei come la pensa?

«Da parte mia c’è grande lealtà e pieno sostegno a Gentiloni. Ma sto anche facendo con passione la campagna congressuale. E sono convinta della bontà della scelta da tempo fatta dal Pd che ci debba essere coincidenza tra presidente del consiglio e segretario del partito. Non per avere un uomo solo al comando, ma per affrontare con la dovuta autorevolezza i problemi. Detto questo, Renzi è una persona molto coraggiosa, che non si tira mai indietro. Basta guardare al suo innovativo programma congressuale».

Le recenti nomine nelle società pubbliche sono state dettate al governo da Renzi, dicono gli osservatori.

«Ma Gentiloni non è che arrivi da chissà dove. Ripeto, era un autorevolissimo ministro del governo Renzi e mi pare naturale che ci sia sintonia tra lui e l’ex premier. Una sintonia che non fa altro che rafforzare Gentiloni. Mi meraviglierei, invece, se ci fosse distonia».

Al suo ministero siete impegnati sull’ennesima crisi Alitalia. I sindacati dicono che il governo deve fare di più. Calenda replica: è un’azienda privata. Lei?

«Io dico che ci troviamo, dopo tre anni, con l’azienda che ha fallito il piano industriale ma continua a chiedere al governo di farsi carico di ammortizzatori per gli esuberi che sarebbero di una durata molto maggiore di quella riservata agli altri lavoratori. Il governo dice che gli errori dei manager non si possono scaricare su lavoratori e governo. Per questo credo che l’azienda debba farsi carico di finanziare la garanzia del reddito per gli esuberi una volta scaduti i normali ammortizzatori».

Viceministro, per concludere, qual è la principale differenza tra il governo Renzi e quello Gentiloni?

«La mancanza di Renzi. Sarebbe ipocrita dire che non si avverte l’assenza di una personalità come la sua».